Se non vuoi usare il tuo nome vero allora non vuoi usare Google+

Si sta facendo un gran parlare del social network di Google da quando è saltato fuori. All’inizio tuti a chiedersi se sarebbe stato un fallimento come Buzz o qualcosa di incompiuto come Wave, ma a quanto pare la ruota gira diversamente stavolta.


Gli ultimi numeri davano Google Plus a 37 milioni di utenti e il trend a quanto pare è in crescita. Le novità sono tante in questo social network, ma non è questa la sede per parlare di tutte. Ce ne è una in particolare che non sta andando molto a genio ai professionisti del web però.

Google+ a differenza degli altri Social Network ha una politica molto restrittiva sulla scelta del nome, in pratica quello che vuole è il vero nome delle persone. Nessuno ti chiederà la carta d’identità, ma per esperienza personale posso dire che se si tenta di creare un’identità fasulla e non si fa attenzione si rischia di vedersi l’account gmail sospeso.

Questo significa niente pagine aziendali, niente profili istituzionali, niente che non sia una persona reale.

Alla richiesta di Andy Carvin di NPR di giustificare questa policy Eric Schmidt ha risposto che Google+ è stato pensato come servizio di identità e dunque chi non vuole condividere la sua reale identità non dovrebbe utilizzare Google+, nessuno è costretto a registrarsi a Google+.

Una risposta decisamente dura che però lascia trasparire le intenzioni di Google con il suo social network. Google+, anche se ancora giovane, è probabilmente la mossa finale di Google per unire tutti i fili a cui noi utenti siamo aggrappati e che Google stessa ci ha teso in un’unica rete.


Pubblicità profilate alla perfezione, un web personalizzato per ognuno di noi. Le perplessità sono le solite, ma un pensiero va ai professionisti della comunicazione sul web: come si riuscirà ad essere realmente efficaci? Sarà solo Google a decidere chi parla a chi nel prossimo futuro? Con tutta questa profilazione non si rischia di perdere l’ultimo barlume di oggettività che rimane nell’informazione?

Via: Mashable
Immagine: Gizmodo


Pubblicità


Vi è piaciuto l’articolo? Venite a visitare KyWeek.com su Facebook e iscrivetevi al nostro Forum!

Questo articolo è stato scritto da Fulvio Minichini. Twitter | LinkedIn |
| Archivio Articoli

Articoli Correlati:

Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.

Partecipa e Commenta

Powered by WordPress