Nel pieno del dibattito sulle energie pulite c’è stato un uomo italiano, premio nobel, che ha trovato una strada alternativa al classico solare.
La centrale solare termodinamica di Rubbia è basata su specchi parabolici, con apertura di 5 metri e 76, adatti a una produzione industriale, costituiti da pannelli a nido d’ape di 2 centimetri e mezzo di spessore.
Ogni specchio concentra il calore del Sole su un tubo posto nel fuoco della parabola, formato da una struttura coassiale di due cilindri concentrici: un tubo di vetro esterno da 11,5 centimetri di diametro e uno d’acciaio interno da 7 centimetri di diametro all’interno del quale scorre un fluido in grado di immagazzinare elevate quantità di calore.
Il fluido che scorre all’interno del tubo ricevitore è una miscela di sali, 60 percento di nitrato di sodio e 40 percento di nitrato di potassio, che trasporta il calore a 550 gradi. Questo sale, ampiamente usato come fertilizzante, è economico, facilmente reperibile e soprattutto compatibile con l’ambiente.
Dal serbatoio denominato serbatoio caldo, i sali vengono inviati a uno scambiatore di calore dove viene prodotto vapore che,come nelle centrali elettriche tradizionali, aziona una turbina e genera energia elettrica.
Il fluido che ha ceduto parte del suo calore è convogliato in un serbatoio a freddo a 290 gradi e quindi reimmesso nel ciclo. Il calore accumulato nel serbatoio caldo serve a compensare irregolarità dell’irraggiamento solare e quindi a fornire energia anche di notte. Per mezzo di un complesso algoritmo il computer centrale calcola la migliore inclinazione degli specchi ai fini della concentrazione dei raggi.
Immagine Via: risparmiodienergia.it
Autore: Roberto R.
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