Dal 1 Gennaio 2011 le buste in plastica sono state bandite dal nostro paese. Ormai le buste che troviamo nei supermercati sono tutte bio, fatte con mais o patate, in ogni caso biologiche al 100%.
Molti di noi si sono quindi attrezzati con sporte in stoffa o tessuto non tessuto, resistenti, lavabili e quindi riutilizzabili più e più volte. Questo in teoria.
Alzi la mano chi almeno una volta non è arrivato alla cassa senza buste. Complice la fretta o la poca abitudine, spesso a me capita. E allora si acquistano i sacchetti, che in Italia sono biodegradabili per legge. Ma negli altri paesi europei ancora no. E così la commissione dell’Unione Europea sta organizzando una campagna per sensibilizzare i cittadini d’Europa sull’uso scorretto delle buste in plastica. Inoltre sono stati invitati i cittadini a presentare idee per il riutilizzo o lo smaltimento delle buste in plastica in circolazione. E il Bag Bubble è uno di questi.
Arriva dall’Olanda l’invenzione che ha già invaso i supermercati dei Paesi Bassi e che gli utenti hanno considerato “geniale”. Il Bag Bubble è un distributore di sacchetti in plastica che ha una forma che ricorda quella dei vecchi distributori di caramelle. Praticamente funziona così: chi ha sacchetti di plastica inutilizzati, può metterli nel contenitore. Il cliente che in coda alla cassa si ricorderà improvvisamente di non aver portato le buste, potrà usufruire di quelle nel contenitore. Una specie di Bag crossing che ricorda l’iniziativa culturale di qualche anno fa. Contro lo spreco e quindi contro l’inquinamento.
Ma funziona questo metodo? Ebbene sì. Secondo uno studio della Sezione degli Affari Ambientali dei Paesi Basi, in un anno la quantità di buste in circolazione per il Paese è ridotta del 33%. Questo si traduce in una forte riduzione dell’inquinamento. Semplici idee per grandi risultati.
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